Le pozze nascoste del fiume Bidente

27 Luglio 2017 by ldb0
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Ieri nel tardo pomeriggio, sbrigate tutte le faccende del Venerdì io e Fabiola siamo andate alla ricerca delle pozze del Bidente, sapevamo che c’erano, mi ci avevano portato più di quindici anni fa, ma non sapevo come rintracciarle…

Intanto si risale la Bidentina in direzione S. Sofia, questo era certo, ai 30 km all’ora scrutiamo i bordi della strada, cerco di ricordare il passaggio, il sentiero, percorriamo circa 15 km e arriviamo nella località Cabelli, e la memoria non mi diceva ancora nulla, ad un certo punto notiamo una fila di macchine ben parcheggiate sulla sinistra in una piazzola di sosta con niente intorno, “Fabi fermati, fermati qui…cosa ci fanno queste macchine in questo posto con nulla intorno?”

Non una casa, non un bar, non un sentiero, scendiamo e ci incamminiamo costeggiando il guard rail, la strada fa un’ampia curva a destra, poi una casa privata, una tabella scolorita “Piastrino”, vediamo uno che cammina bordo strada come noi che ci viene incontro, lo squadriamo: short, maglietta, ciabatte, borsina… forse è andato al fiume… non abbiamo il coraggio di chiedere informazioni, però proseguiamo a bordo strada in fila indiana lungo la curva che sembra non portare a nulla, alla fine della curva vediamo un nonno con una nipotina risalire dietro il guard rail e scavalcare… ci siamo!

Non poteva essere altro, scavalchiamo anche noi e troviamo tra i cespugli un sentiero battuto che si allontana dalla strada e dopo poco comincia a scendere ripido e tortuoso giù dalla collina, scendiamo anche noi. Mi chiedo mentre scendo come avessero fatto il nonno e la nipotina a salire agevolmente da questo sentiero che a me, abituata alle spiagge, sembra proprio impervio, comunque scendiamo fiduciose, non può essere che il sentiero che porta alla pozza.

Improvvisamente il bosco si dirada la visuale allarga e arriviamo ad un’ampia ansa del fiume, bellissima, incorniciata da alte rive boschive l’acqua scorre, leggermene increspata, trasparente, con riflessi verde smeraldo, si allarga placida nell’alveo del fiume per gettarsi all’improvviso giù da uno scalone di roccia che termina piatto e liscio a pelo d’acqua.

Due ragazzi sotto prendono l’ultimo sole sulla roccia, altri più in là giocano a pallone, pensiamo che ci sia un’altra strada per passare oltre la cascata, qui è decisamente troppo alto per scendere… e invece no, al ritorno troviamo un altro ragazzo, sempre in bermuda, e questa volta lo interroghiamo… ci dice che non ci sono altre strade per arrivare dall’altra parte della cascata, ma d’altronde si scende facilmente (!) … “ma ci sono altre pozze in zona?” più su a circa 1 km di strada ci sono altre due pozze più facili da raggiungere… (che ci abbia visto in difficoltà nella risalita?)

Comunque soddisfatte di aver trovato la prima pozza andiamo alla ricerca della seconda, manco a dirlo la manchiamo!
Ormai sono le diciannove passate e non ci sono macchine parcheggiate ad indicarci la via, vediamo il mulino, chiuso, vaghi ricordi mi dicono che c’era una pozza circolare con una cascata alta tipo Laguna Blu, ma i ricordi potrebbero confondersi.

Proseguiamo fino al Corniolo dove ci decidiamo a ritornare indietro. Ritorniamo al mulino e dopo meno di un chilometro prima di Piastrino vediamo a bordo strada quello che sembra un possibile parcheggio, ma senza macchine, ci sono però 3 cassonetti della spazzatura, eccoci!

Cosa ci fanno tre cassonetti della spazzatura in questa piazzola di sosta? Parcheggiamo e scendiamo dalla macchina, troviamo facilmente il sentiero e questa volta mi sembra che sia quello buono!

Il sentiero è sempre in discesa, forse una discesa meno ripida e un po’ più piana, ma non di tanto. Di nuovo al fiume, eccoci questo è il posto giusto, ciottoli verdi lastricano il letto del fiume che scorre rapido e profondo, invita a fare il bagno e ad immergersi nelle acque setose e rinfrescanti.

Entriamo in acqua e piccoli ranocchi saltano davanti ai nostri passi, le pulci d’acqua pattinano a pelo della superficie, il sole sta tramontando e il fiume prima largo e calmo si restringe fino ad una roccia dalla quale si getta per uno stretto e lungo passaggio scavato nel sasso in un laghetto sottostante creando una cascata nascosta che si può ammirare solo sporgendosi da uno spuntone nero di roccia a strapiombo sull’acqua, per vederla ci stendiamo sul piccolo strapiombo e guardiamo in giù, facciamo una foto con il telefono per documentare la nostra spedizione, fatto!

Torniamo a casa ma prendiamo i riferimenti per tornare: dopo la tabella dei 43 Km alla Campigna c’è il parcheggio con i cassonetti per andare allo Zerbale, 15 km da Campo Rosso, ci torneremo con il cane, con mia figlia, con gli amici, ah dimenticavo… non prende il cellulare da nessuna parte… un motivo in più per tornare a cercare un po’ di pace.